Breve ma utile guida alla disobbedienza (Woody Allen)

  

Per fare una rivoluzione ci vogliono due cose: qualcuno o qualcosa contro cui rivoltarsi e qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione. Di solito ci si veste in modo molto informale e le parti in causa sono piuttosto flessibili nello stabilire il luogo e l’ora ma, se nessuna delle due parti si fa viva, l’impresa va a finire male. Nella rivoluzione cinese del 1650 nessuna delle due parti si fece viva e perdettero l’anticipo per la sala.

Vengono chiamati “oppressori” le persone o il partito contro cui ci si rivolta e sono facilmente riconoscibili perché apparentemente sono gli unici che si divertono. Gli “oppressori” generalmente portano completi fumo di Londra, posseggono terreni e tengono la radio al massimo di notte senza che gli altri osino protestare. Il loro compito è di mantenere lo status quo, una condizione dove tutto rimane lo stesso anche se in effetti sono disposti a dare una mano di bianco ogni due anni.
Quando gli “oppressori” diventano troppo severi, abbiamo quello che si chiama uno stato di polizia, dove è vietato ogni dissenso, come il ridacchiare, il portare una cravatta a farfalla
I gruppi che si rivoltano sono chiamati “oppressi” e generalmente si assembrano brontolando e accusando emicranie (si deve osservare che non si verifica mai che gli oppressori si rivoltino o cerchino di diventare gli oppressi perché ciò comporterebbe un cambio di biancheria).
Qualche esempio di rivoluzioni famose:
La rivoluzione francese, nella quale i contadini presero il potere con la forza e subito cambiarono le serrature del palazzo per impedire ai nobili di rientrare. Poi fecero una grande festa e mangiarono a strippapelle. Quando i nobili ripresero finalmente il palazzo dovettero fare una pulizia generale e trovarono molte macchie e bruciature di sigarette.
La rivoluzione russa, che covava da anni e improvvisamente scoppiò quando la gleba finalmente capì che lo Czar e lo Tzar erano la stessa persona.
Si deve notare che, una volta compiuta la rivoluzione, gli “oppressi” spesso prendono le redini e cominciano a comportarsi come gli “oppressori”. Naturalmente da quel momento diventano irraggiungibili al telefono e per quel che riguarda gli spiccioli prestati durante la rivoluzione è meglio non chiederne la restituzione.
Forme di disobbedienza civile:
Sciopero della fame. Gli oppressi stanno senza mangiare finché non siano soddisfatte le loro richieste. Dei politici insidiosi lasceranno biscotti a portata di mano o forse del parmigiano, ma si deve resistere. Se il partito al potere riesce a far mangiare lo scioperante, di solito riesce a soffocare l’insurrezione senza troppe difficoltà. Se riesce non solo a farlo mangiare ma anche a fargli pagare il conto, ha vinto.
In Pakistan uno sciopero della fame è fallito quando il governo ha offerto eccezionali scaloppine di vitello Cordon Bleu che le masse hanno trovato troppo buone per poterle rifiutare, ma questi piatti da buongustaio sono rari.
Il problema dello sciopero della fame è che dopo qualche giorno si diventa piuttosto affamati, specialmente se circolano delle macchine con altoparlanti che trasmettono, “Ummm… che pollo delizioso! Umm… un po’ di piselli… Umm…”
Una forma modificata dello sciopero della fame, per quelli che non hanno convinzioni politiche troppo radicali, potrebbe essere la rinuncia. ai sottaceti. Questo piccolo gesto, se usato nel momento giusto, può avere un’enorme influenza sul governo.
Sciopero bianco. Dirigetevi al luogo indicato e poi sedetevi, ma col sedere per terra. Altrimenti siete solo accovacciati, una posizione che non ha nessuna presa politica, a meno che anche il governo non stia accovacciato (ciò che avviene raramente, anche se il governo a volte si rannicchia quando fa freddo). Il trucco è di rimanere seduti finché non si ottenga quanto richiesto ma, come nello sciopero della fame, il governo tenterà dei metodi subdoli per far alzare lo scioperante. Per esempio, potrebbero dire: “Okay; tutti in piedi, stiamo chiudendo.” Oppure: “Potresti alzarti un attimo che vogliamo vedere quanto sei alto?”
Manifestazione e sfilate. Condizione indispensabile di una manifestazione è che deve essere vista. E’, per questo che si chiama “manifestazione.” Se una persona manifesta privatamente, a casa, non solo non si può parlare tecnicamente di una manifestazione ma si tratta di un “atteggiamento opportunista” o un “comportarsi da idiota”.
Un buon esempio di manifestazione fu il Boston Tea Party durante il quale gli americani offesi si travestirono da pellerossa e buttarono il tè inglese nel mare. Più tardi, dei pellerossa travestiti da americani offesi buttarono in mare i veri inglesi. Quindi gli inglesi, travestiti da tè, si buttarono in mare. Finalmente dei mercenari tedeschi, vestiti solo coi costumi delle Troiane, si buttarono in mare senza ragione alcuna.
Quando si manifesta, è bene portare un cartello che dichiari la propria posizione. Alcuni suggerimenti circa ‘la posizione: riduzione delle tasse, aumento delle tasse ecc.

— Woody Allen

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